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Ultimo incontro
di don Tonino Bello e la Comunità C.A.S.A. "Beati i piedi di chi annuncia la pace sui monti." Io proprio, da quand’ero ragazzo, mi immaginavo questi grandi piedi, che apparivano sulle montagne. Questi sandali. Piedi beati, che bisognava baciare..... "Beati i piedi di coloro che annunciano, sui monti, la pace, che annunciano la giustizia." Bene, grazie, veramente, di tutto. Mi avete dato una.... e come se avessi preso un medicinale di quelli che da un punto all’altro ti fanno passare i dolori. (Il fratello Trifone gli dice: "Ti sono passati, almeno?" Don Tonino risponde: "No. Non importa.") Abbiamo letto una pagina drammatica, splendida del Vangelo: l’incontro tra Gesù, l’acqua viva che viene dal cielo, che placa finalmente la sete, e una donna, una donna che ha smarrito il sentiero della vita e sta seguendo sentieri di morte. E’ sposata con cinque persone e Gesù glielo rivela. Poi, mena una vita da dissoluta, depravata. E va lì, alla fontana. Incontra Gesù e pensa di poter civettare con lui, ma Gesù la richiama subito all’importanza dell’acqua. L’acqua, ...... l’acqua. Quanta arsura ci sentiamo in gola, tutti quanti, perché sentiamo il bisogno di abbeverarci a fontane che non vengono da cisterne screpolate, da cisterne rotte e quindi soggette alle infiltrazioni degli inquinamenti. Abbiamo bisogno dell’acqua di Gesù. Io sono molto contento che, in mezzo a voi, ci siano e vivano con molta sintonia e solidarietà anche dei ragazzi che non credono in Gesù Cristo come Figlio di Dio. Non importa, non importa. Quello che il Vangelo stasera vi propone, ragazzi, è questo, con molta discrezione: Gesù Cristo si propone davvero come l’acqua che disseta. Nient’altro. Una proposta. Avete sentito come è stata discreta la samaritana, quando ha visto che si trovava difronte ad una persona diversa dalle altre. Ha lasciato la brocca, lì. "Lasciò la brocca vicino al pozzo. Corse in città e disse alla gente (deve comunicare): "Venite a vedere un uomo che ha detto tutto quello che ho fatto." Poi, guardate quanta discrezione: "Che sia davvero il Messia, il Figlio di Dio?" Lo pone come interrogativo. (La samaritana non dice, con arroganza): "Venite, venite si tratta senz’altro del Messia che stiamo aspettando." No. (Invece dice, con discrezione):"Che sia, forse, il Messia?" Una donna così rude, così rozza, così carica anche di difetti, riesce ad avere queste finezze. Ragazzi, io vi auguro che Gesù Cristo, voi, possiate scoprirlo come l’unica fontana, capace di abbeverarci. Davvero. Ve lo dico non perché adesso io mi trovo in queste condizioni. L’ho sperimentato sempre e penso di poterlo proporre magari con maggiore vigore, adesso, perché vivo sulle mie carni un po’ le sofferenze di Cristo. Viviamo sulla carne le sofferenze di Cristo. Non c’è alternativa. C’è soltanto Lui. Dovremmo chiedere al Signore anche nelle nostre richieste,...... dovremmo chiedergli le cose essenziali nella vita non le cose stupide. Questa sera, tra le altre lettere, me ne è arrivata una di una ragazza che conteneva all’interno la poesia di un anonimo. A me è piaciuta moltissimo e ve la voglio leggere. E’ intitolata: Esaudita. Sentite un po’.
Molto bella. Una preghiera che potreste fare anche voi, ragazzi. Davvero. Il Signore vi aiuti nelle vostre difficoltà, che sono tante. Il Signore vi aiuti, vi dia una grande forza interiore, una grande forza spirituale. Non abbattetevi nei momenti della prova, quando c’è da stringere i denti. Chissà quante volte vi sentite col capogiro, fate il perimetro di un abisso e dovete chiudere gli occhi per non caderci dentro. Il Signore vi aiuti proprio in quei momenti di difficoltà: Lui con la sua croce, con la sua passione, con la sua morte che a volte, fa condividere pure a noi. Vedete, io non mi sento un rigettato da Dio, un maledetto da Dio, peggio che peggio. Mi sento un privilegiato del Signore, perché mi offre il retro della croce, Lui è inchiodato da una parte. Lui mi offre il retro della croce perché ci salga anch’io e mi faccia inchiodare. Non c’è d’aver paura. Nei momenti difficili basta dire: "Oh, Signore!", Lui sta dietro. "Aiutami, dammi una mano" e lui viene incontro...anche a voi, perché pure voi avete le vostre piccole croci, piccole e grandi. Non saranno quelle fisiche, o possono pure essere quelle fisiche, ma saranno quelle morali, quelle..... Non abbiate paura. Ecco perché dicevo di Gesù: Acqua viva che disseta. Coraggio allora. E coraggio anche a voi, operatori della C.A.S.A. tutti, indistintamente, dal primo all’ultimo. Voi, che date una mano, perché questa comunità cresca, perché tutti si vogliano bene. Un grazie al Consiglio di amministrazione: Franco, Vito, Gino, tutti voi, Giulia. Non vi nomino tutti, come si fa’ a nominare tutti quanti. Però ...... Ciao, Maria ....... vi dico, ........ Ciao, Franco, ......... vi dico, che anch’io vi voglio bene, moltissimo. E anche se da lontano e anche se qualche volto non lo conosco, anch’io faccio il tifo per voi. Perché, almeno quelli che ho conosciuto, li ho visti dei ragazzi così interiormente ricchi e teneri, nella tenerezza proprio evangelica, che meritate veramente soltanto l’ammirazione e l’affetto di tutti coloro che vi conoscono. Un grazie a tutti gli operatori... l’ho detto già ....mi dimentico. Grazie a te, don Ni’..................., mi dispiace di non poterti aiutare più. Comunque non c’è d’aver paura, perché c’è il Signore, acqua viva che scaturisce dalla roccia. Il Signore sta immediatamente dietro. Peccato che le mani sono inchiodate, se no, lo si potrebbe prendere per i capelli e dire: "Oh! Ti sei dimenticato, io, qui dietro, sto." Tanti auguri perché la vita vi sorrida, perché questo tempo che ancora dovete trascorrere in comunità, lungo, breve che sia, passi veloce e passi soprattutto fruttuoso. Tanti auguri di entusiasmo: che non abbiate mai ad abbattervi nelle prove che sopportate. Possiate soprattutto godere dell’amicizia, dell’affetto di tutti coloro che vi stanno attorno e sono contenti di lavorare per voi. Questo è un momento grande per me, veramente. Non dimenticherò mai la vostra presenza in questa casa. E mi siete tutti cari e quindi è come se aveste impreziosito per mezz’ora così questa sala, trasformata in Chiesa, stasera. Grazie, vi rinnovo gli auguri. Ci vedremo. Verrò alla C.A.S.A...... spero che venga il momento in cui possa venire a trovare la C.A.S.A., a trovare voi alla C.A.S.A. Mi auguro che (augurarsi tempi brevi, per me, è difficile...), ..... mi auguro che di voi, allora, non ci sia nessuno, perché tutti avranno già completato il loro Progetto e saranno riusciti veramente a stendere l’ala, l’unica ala, come quella di un gabbiano, all’ebbrezza del vento, per assaporare la libertà. Gli operatori: mi auguro di trovarvi tutti, tutti. Che nessuno si stanchi di aver servito abbastanza. Davvero, nessuno si stanchi.... E possiate formare una comunità educativa, di quelle umane, forti, generose. Il Signore vi benedica e vi conceda una splendida domenica. estratto dall'intervista a don Nino Prudente a cura di Nina Serago e fra' Nicola Monopoli di Tele Radio Padre Pio, del 28 febbraio 2002 Nina: don Nino, pronto! don Nino: si! Pronto! Nina: sono Nina don Nino: EHI Nina! fra' Nicola: pace e bene don Nino, ci sono anch’io, fra' Nicola, qui in studio don Nino: dimmi fra' Nicola: prima di tutto do a te il benvenuto ai nostri microfoni di Tele Radio Padre Pio. Da più di una settimana Nina ogni volta che ti presenta, preannuncia questo nostro incontro e non ha più parole Nina: innanzitutto vogliamo presentarti: tu sei il responsabile di questa associazione, della Associazione C.A.S.A. don Tonino Bello di Ruvo di Puglia e ti occupi di questa comunità terapeutica per ragazzi in difficoltà. don Nino: si, sono tossicodipendenti. Chiamiamoli per nome e cognome, sono drogati; oggi, spesso si usano eufemismi: non vedenti anziché ciechi, audiolesi anziché sordi fra' Nicola: siamo onesti, almeno con le parole don Nino: tutti siamo un pochino drogati di qualcosa di velenoso fra' Nicola: certo don Nino: allora dimmi fra' Nicola: allora don Nino, la prima cosa che voglio chiederti è questa: cosa significa C.A.S.A.? don Nino: è un logo che vuol dire Comunità di Accoglienza, Solidarietà e Amicizia, perché all’inizio, l’83, quando insieme ad un centinaio di volontari abbiamo fondato questa Comunità e abbiamo messo, appunto, questo nome abbiamo pensato che tutti quanti siamo assetati di casa, di ciò che la casa significa, dei valori che la casa richiama fra' Nicola: non è un ricovero don Nino: no, no; la casa richiama soprattutto il calore familiare, il focolare, richiama la condivisione dei valori, richiama il vivere "insieme con" ma anche "insieme per" fra' Nicola: tu don Nino come ti sei trovato in tutto questo progetto, come ci sei arrivato don Nino: io ci sono arrivato in questa maniera: dunque, prima che venisse don Tonino in diocesi l’82, io mi occupavo un po’ di alcune fasce marginali con un gruppo di un centinaio di giovani di città vicine. Si chiamava con un’altra sigla curiosa; aveva la sigla di GAS che vuol dire Gruppo di Azione Sociale e si interessava un po’ di problemi di emarginalità, soprattutto di bambini, di minori abbandonati. Poi venne don Tonino e mi pregò di lasciare tutto, non soltanto questo gruppo - molti di questi volontari mi hanno dato una mano qui in Comunità - anche il consultorio familiare della USL e quello privato, cattolico, e l’università dove lavoravo come ricercatore, ed eccomi qui. fra' Nicola: don Nino, quando don Tonino è arrivato in diocesi, quando te lo sei ritrovato come vescovo, quali impressioni subito ti ha fatto, soprattutto per te che già vivevi, toccavi con mano alcune esperienze. La tua passione in qualche modo già la vivevi Nina: devi dire la verità don Nino don Nino: Subito, fra' Nicola: Nina i preti dicono sempre la verità don Nino: il mio atteggiamento era di diffidenza all’inizio, perché i vescovi sono la gerarchia ... . E quindi, quando lui mi chiamò io stavo un pochino sulle mie, stavo in guardia. Anche perché il primo incontro con lui fu uno scontro. Spiego come andarono le cose: Io mi occupavo come già detto di questi problemi. Un giorno mi capitò un’emergenza: lo chiamai se poteva ospitare, in seminario, un ragazzo. Stava molto rovinato fisicamente, anche mentalmente. Si trattava di ospitarlo per due, tre giorni, finché non riuscivo a tamponare con la famiglia, perché non lo potevo mandare in albergo, per una serie di motivi, e lui mi fece un po’ di difficoltà, "sai il seminario, bisogna chiedere al rettore", al che io gli dissi che "noi, quando moriremo, saremo interrogati e il test del giudizio riguarderà soltanto se ci siamo fatti carico dei fratelli in difficoltà, dei poveracci, ..." fra' Nicola: quindi la prima predica glie l’hai fatta tu a don Tonino don Nino: Fu un piccolo scontro. Dopo quindici giorni mi chiamò e mi fece questa proposta folle, cioè se potevo rispondere, insieme con lui, a questo bisogno che stava montando in diocesi, cioè quello dei tossicodipendenti, delle famiglie; mi presi soltanto ventiquattrore ore di tempo, poi lo chiami e gli dissi: "Ok! Cominciamo l’avventura, mi fido di te", e quindi lasciai tutto, come già detto, e ci rimboccammo le maniche dividendoci i compiti fra' Nicola: una vera e propria conversione don Nino: si, perché, insomma, mi ispirò fiducia. Aveva lo sguardo limpido e diretto che non e da tutti. fra' Nicola: sei psicologo, subito hai don Nino: in un certo senso io gli dissi: "mi fido e mi affido. Ho cominciato con 6 ragazzi, ora sono 22 e si va avanti. Ti posso dire che questo, forse, è l’unico segno concreto ed e l’unico sogno che e diventato realtà in maniera concretissima nella sua diocesi; ho fiducia che anche molte coscienze siano state segnate. fra' Nicola: e io proprio questo volevo chiederti don Nino visto che tu sei un uomo di frontiera da sempre. Tu credi che i sogni, i progetti, le parole, lo sguardo di cui tu ci hai parlato è qualcosa che appartiene al passato, e qualcosa che noi abbiamo la possibilità di rileggere sui libri, sulle cassette che ascoltiamo, ogni volta, forse, con qualche lacrima agli occhi o è qualcosa che vive ancora? C’è questa fiamma di don Tonino che brilla da qualche parte oppure no? don Nino: vuoi dire dentro di me? fra' Nicola: certo dentro di te e anche in diocesi don Nino: io sto qui in trincea e ne sono il responsabile in senso etimologico. È soltanto questo motivo che mi sorregge. Chiaramente c’è anche un retroterra mio personale, di storia personale, di una certa sensibilità a certi problemi, al discorso degli ultimi, dell’emarginazione. Sono sempre stato un prete su questo versante e anche le mie competenze professionali le ho acquisite anche in prospettiva di … Mi sono sempre occupato di detenuti, ragazzi e ragazze di strada, malati mentali, alcolizzati, minori a rischio, poi venne don Tonino e mi pregò di canalizzare tutte le energie sui ragazzi tossicodipendenti. È una cosa che vive dentro di me. Caspita !! fra' Nicola: don Nino, prima di andare avanti, possiamo farti una domanda, quanti anni hai don Nino? Sai perché ti ho fatto questa domanda? A parte il fatto che Nina me la suggeriva da prima don Nino: ah, lei è molto incuriosita di sapere l’età? fra' Nicola: non so perché mi ha passato la domanda, ma io voglio aggiungere questa cosa: don Nino, voglio chiederti, ma con i giovani che rapporto hai? La tua età … don Nino: con quali giovani fra' Nicola: con quelli che frequenti Nina: della Comunità … immagino straordinario don Nino: io penso che con tutti quanti, specialmente con chi fa fatica a vivere ci voglia, ed è quello che faccio ogni giorno, un’enorme forza di credere ai valori, di credere alle cose belle, alle cosa pulite, alle utopie. Io insegno loro, e l’ho scritto anche nel progetto tantissimi anni fa ed è la cosa che rappresenta per me un grosso punto di riferimento, e cioè quello di insegnare ed imparare ad amare, al di la dei conti non pagati e delle promesse non mantenute. Trasmettere il valore che l’uomo vale più di tutte le sue merde, di tutte le cose brutte. È una perla l’uomo, è un figlio di Dio. Però accanto a questa forza ci vuole anche molta tenerezza perché questi ragazzi sono fragili. Dicono gli psicologi che essi sono psicolabili, neurolabili ecc.. Sono degli immaturi, il che è vero, ma chi è che è maturo, poi? Non so! Ecco, questa forza mi spinge a stare qui. Chiaramente con loro ho un rapporto diretto, immediato, sono un compagno di viaggio. Tutto qui. Metto a disposizione la mia esperienza, la mia forza, la mia grinta, la mia fede in loro fra' Nicola: sai perché ti ho chiesto questa cosa? Tu hai intorno a te e vivi con ragazzi che in qualche modo hanno un’ala soltanto, o hanno avuto un’ala soltanto. Probabilmente si sono fatti male, hanno vissuto esperienze molto difficili. Quando parli con loro, quando parli dei tuoi sogni, quando parli delle cose belle, quando parli addirittura che è possibile ancora volare, ti ridono in faccia? don Nino: no, no; anche perché lo sperimentano loro. Io li gratifico di continuo sui piccoli successi, su quello che riescono a fare, su quello che di buono essi riescono a costruire in se stessi, la ricostruzione di se stessi sia a livello personale sia anche a livello familiare. No, no, ci credono eccome! Anche perché essi fanno anche un cammino di fede. Io ho avuto qui anche ragazzi mussulmani. Ecco, la ricerca dell’Assoluto, questo cammino di ricerca, la preghiera di abbandono. Noi abbiamo dei momenti, tre volte la settimana, molto forti di preghiera di abbandono e di abbandono emotivo. Li viviamo nella penombra della cappellina, accendiamo il camino, lo facciamo sotto le stelle, lo facciamo aspettando il tramonto; i ragazzi si abbandonano, mettono fuori tutto il mondo emotivo perché la comunicazione emotiva è una delle più difficili, ma anche una delle più belle e quindi parlano con Dio, parlano con se stessi. Però c’è anche l’aspetto concreto della coerenza, dell’essere credibili fra' Nicola: si, si, in tutto quello che tu dici, che stai facendo, in tutti i tuoi sogni, i tuoi progetti, quanto ha contribuito l’incontro con don Tonino Bello? Quanto, in qualche modo, tutto quello che tu hai vissuto con lui, ti ha segnato don Nino: io di questo vescovo ho apprezzato due cose: la coerenza, e quindi la credibilità, e il fatto che non parlava di povertà ma era povero fra' Nicola: puoi raccontarci un episodio in particolare? don Nino: Quando lui si presentava in comunità, molto spesso … fra' Nicola: vi seguiva, seguiva la Comunità, non è stato solo l’ispiratore? don Nino: no, no, lui veniva, faceva le improvvisate. La Comunità era un pò il fiore all’occhiello, ne parlava fuori, anche come presidente di Pax Cristi, ne parlava quando andava di qua e di là … fra' Nicola: era orgoglioso, in pratica, di questa C.A.S.A. don Nino: si, si. Le improvvisate: ad esempio se gli regalavano dei pasticcini li portava qui per il piacere di condividere, di stare con i ragazzi. Partecipava anche lui a dei momenti terapeutici, come le verifiche, come i momenti di preghiera, di abbandono, e siccome noi li registriamo anche su delle agende, lui spesso se le portava a casa e so che ne parlava fuori, diceva spesso: "così devono fare anche i preti, le suore ..." Ricordo questo a proposito della povertà: può sembrare un aneddoto insignificante, aveva un orologio sfasciato e gli regalammo uno di quegli orologi che si trovano nei fustini del dash e si portò quello fino alla fine dei suoi giorni. Una cosa che mi impressionava. fra' Nicola: questa è una cosa che non sapevamo don Nino: come pure mi impressionava il fatto che non si metteva mai …, mai l’ho visto con una camicia che aveva i polsini, che aveva i gemelli Nina: quindi una persona umile fino in fondo e che trasmetteva umiltà don Nino: si, si, ecco perché ho detto che mi ha colpito la coerenza e la credibilità. E sono persone che mi affascinano, queste. Era uno che pagava per le cose in cui credeva fra' Nicola: ci hai detto davvero tantissimo, davvero siamo felici di averti ascoltato. Tu sei il primo testimone don Nino: sono il primo? fra' Nicola: si, si, sei il primo che ci racconti qualcosa nella serie di trasmissioni che avremo su don Tonino Bello. Sei il primo di questa portata, una persona che lo ha conosciuto bene che ha condiviso progetti con lui e che nonostante, fisicamente, lui non ci sia più, continua a testimoniare tutto quello in cui lui ha creduto e che senz’altro noi abbiamo ricevuto come un’eredità straordinaria, quindi mi auguro che davvero, don Nino, tu possa continuare il tuo lavoro, possa continuare la tua testimonianza don Nino: continuo finché il buon Dio mi darà la forza e finchè il vescovo protempore dirà che io sto bene qui, perché noi siamo una associazione CASA di cui il presidente è il vescovo protempore fra' Nicola: ti salutiamo di cuore e ti ringraziamo davvero, ci sentiamo don Nino: ci sentiamo Nina! Filomena, amata da Dio. Speriamo. fra' Nicola: buon lavoro don Nino: statti buono
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